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Artículo 04

Insegnamento Attraverso I Task

 


Lic. Remedios Beatriz Mendoza García

ENP Plantel 6 “Antonio Caso”

Colegio de Lenguas Extranjeras: Italiano

 



     L´approccio comunicativo per l’insegnamento delle lingue straniere è quello che ha dimostrato la maggiore accettazione negli ultimi anni fra i professori e ricercatori in questo campo di studio.

      Il Quadro Comune di Riferimento per l’Insegnamento delle Lingue dice che: “il problema dell'insegnamento, dell'apprendimento e della valutazione delle lingue - a partire dalla scuola materna fino all'università - è di recente diventato centrale nel sistema educativo europeo. La competenza linguistica, soprattutto nelle lingue comunitarie, è infatti un punto di forza nel profilo delle competenze spendibili sia durante il percorso scolastico sia successivamente in campo lavorativo.” [1]

      Inoltre lo stesso Quadro propone a ogni cittadino europeo di superare le barriere linguistiche attraverso le seguenti basi: “migliorare l'efficacia della cooperazione internazionale; aumentare il rispetto per le diverse identità e culture; ottenere una maggiore comprensione reciproca; aumentare la mobilità personale; migliorare l'accesso alle informazioni; migliorare i rapporti di lavoro.” [2]

     Sotto questi lineamenti è molto importante dire che gli insegnanti dovrebbero essere in grado di sviluppare la competenza comunicativa e soprattutto sapere che: “Il documento (… ) funge allo stesso tempo da riferimento teorico e da stumento operativo. È un documento teorico in quanto presenta e analizza criticamente quanto finora è stato prodotto nel campo della didattica delle lingue e nelle teorie dell'apprendimento. Imparare una lingua è di dell'individuo, è infine una forma di alfabetizzazione integrata che consente ai singoli di ampliare le loro competenze.” [3] mettendo in rilievo che ha un approccio orientato all’azione.

     Con l’approccio comunicativo si dovrebbero creare situazioni autentiche di comunicazione che rendessero “naturale” e “vera” l’acquisizione di una lingua straniera, ma questo obiettivo è difficile da raggiungere perché la stragrande maggioranza degli insegnanti prova a creare situazioni comunicative reali, senza riuscirci, creando solo esercizi che si limitano a ripetere nozioni e funzioni linguistiche strutturate come “fare la spesa” o “chiedere informazioni”. Se si elaborano questi esercizi non spingono lo studente a un uso autentico di comunicazione. Allora: come creare una situazione reale di comunicazione nell’aula? È stata ideata, dunque, una metodologia di insegnamento basata sulla realizzazione di task che creassero il contesto per una situazione reale di comunicazione. Questa situazione provoca nello studente un bisogno reale di comunicare e di creare un significato, condizione essenziale che gli permette, attraverso un processo interno, di acquisire la lingua. In questo modo, David Nunan creò una branca dell’approccio comunicativo nota come Task-Approach. E perché la parola in inglese invece dell’italiano? Perché i task sono i compiti della vita quotidiana (come per esempio leggere un manuale, comprare una macchina nuova, andare in vacanza) e i cosiddetti homework sono i soliti compiti che lasciano i professori per farli a casa.

     Il problema è quando si crea confusione fra la parola task e attività. Con attività si intendono i contesti in cui gli studenti si servono della lingua per ottenere informazione sulle cose che gli servono e per condividere idee.

task invece sono l’insieme di attività che portano l’apprendente a comprendere, manipolare, produrre e interagire nella lingua target, mentre la sua attenzione è focalizzata principalmente sul significato piuttosto che sulla forma (Nunan, 1989).

Javier Zanón indica che il task è un’attività che:

• è rappresentativa dei processi della vita reale;

• si può identificare come un’unità di diverse attività nell’aula;

• è indirizzata all’acquisizione della lingua;

• è progettata con un obiettivo, una struttura e una successione di lavoro. (Zanon, 1999)

     “La cosa più importante è che il task porta lo studente all’elaborazione di un prodotto finale tangibile, con il quale lo studente è capace di misurare il proprio apprendimento, sviluppare l’autonomia, il lavoro collaborativo, la negoziazione del significato, la competenza comunicativa, la competenza strategica e infine la competenza discorsiva senza trascurare la competenza linguistica.

    Rafael Rojas sostiene nella sua tesi di Laurea che “Gli esercizi, infine, sono un lavoro circoscritto nel tempo, incentrato per lo più su un determinato contenuto o aspetto linguistico, e che in genere non coinvolge molte abilità contemporaneamente. L’obiettivo è quello di far progredire la competenza della lingua dell’apprendente, ma può concentrarsi su singole componenti della competenza linguistica o anche mirare a una riflessione sulla lingua e le sue strutture.” (Rojas, 2009)

     Dunque lo svolgimento del concetto della parola task ha movimentato la metodologia a intendersi nell’elaborazione di programmi d’insegnamento sotto le basi di creare una vera e autentica situazione di vita. Nunan svolge questa idea quando indica che tradizionalmente l’elaborazione di programmi si occupava della scelta e gradazione di contenuti grammaticali in base alla marcatezza, cioè alla difficoltà grammaticale con fondamento negli studi di linguistica contrastiva mentre la metodologia si occupava della successione di compiti, esercizi ed altre attività della lezione. Metaforicamente Nunan dice: intanto l’elaborazione di programmi si occupa di scegliere il nostro destino in un viaggio, la metodologia si occupa di scegliere il percorso che faremo per raggiungerlo. E aggiunge che l’importante non è quello che si prova alla fine di una corsa, ma quello che si prova mentre si corre. (Nunan, 1989)

     In conclusione un programma d’insegnamento delle lingue straniere può fare a meno una specificazione linguistica e, al suo posto, avere un insieme di task da svolgere. Nel momento in cui l’allievo abbia il bisogno di risolvere un problema sorgeranno mille di dubbi grammaticali che dovranno essere affrontati prima di tutto con sé stesso, al massimo con i compagni per prima sviluppare l’autonomia e la competenza strategica, in modo che l’insegnamento diventi significativo per lo studente, giacché ha un’applicazione immediata.

     I presupposti teorici del task-approach offrono allo studente problemi e situazioni comunicative e metacognitive reali (fare un viaggio in Toscana), ed è per questo che si spinge lo studente a fare un uso reale della lingua in base ai suoi bisogni e interessi (mi interessa la spiaggia o la montagna?).

     Proprio perché l’apprendimento parte dalle necessità e motivazioni degli studenti, sorgeranno diversi quesiti per poter risolvere i problemi che accompagnano ogni task (come si dice bungalow in italiano? Esistono in Italia? E in Toscana?).

     Finalmente è indispensabile rilevare che chi elabora un programma deve trovare un legame fra i task proposti e gli interessi e bisogni linguistici degli studenti. Chi deve dare forma a un programma deve innanzi tutto valutare i bisogni e interessi che portano agli studenti a imparare una lingua e a stabilire a partire di questi ultimi gli obiettivi del programma giacché diverse ricerche stabiliscono che corrispondere ai bisogni e gli interessi degli studenti rende più facile l’acquisizione di una lingua. In questo ultimo caso itask devono coincidere con gli obiettivi dei programmi.

 

 

Bibliografía

·         Nunan, David, El diseño de tareas para la clase comunicativa, CUP, 1989.

·         Rojas Pérez, Rafael, Prove per una didattica neurolinguisticamente e psicologicamente orientata all’azione. México, 2009.

·         Zanón, J. La enseñanza del español mediante tareas Edinumen Madrid 1999.


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[1] http://www.liceomazzini.it/quadro_comune_europeo.pdf

[2] Ibid.Op. cit.

[3] Ibid. Op.cit



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